Il cibo del futuro è uno degli argomenti di discussione più importanti per capire come sarà la società tra 50 anni. Oggi ho avuto la fortuna di parlare con il dottor Paolo Santachiara, referente di Slow Food.

Perché avete deciso di fare questa conferenza?

“Innanzitutto, questo era un esperimento. Abbiamo deciso di intraprendere questo percorso perché i soggetti bisognosi di acquisire sensibilità nei confronti del cibo e degli inquinanti che sono presenti in esso: i medici e i giovani. Nel primo caso sembra quasi un’eresia dirlo, ma molti dottori sono ancora molto poco informati su questo genere di problematica. Per i ragazzi, invece, serve maggiore consapevolezza di ciò che mangiano, perché attualmente hanno una così ampia scelta che è difficile per loro orientarsi nel miglior modo possibile”.

Come mai i cibi poco sani sono così tanto consumati?

“Perché hanno un ottimo sapore. I cibi “dannosi” hanno un buon gusto e sono appetitosi per coloro che li mangiano, se non lo fossero non avremmo tutti questi problemi… Gli additivi che i produttori aggiungono al prodotto, lo rendono gustoso”.

Cosa dovrebbe portare con sé uno studente dopo questa conferenza?

“Una maggiore consapevolezza su ciò che mangia. I prodotti industriali che i grandi supermercati ci propongono sono dannosi e vanno diminuiti e razionalizzati. Essi hanno degli ospiti inquietanti che rischiano di minare la nostra salute come il Bisfenolo A e altri interferenti endocrini”.

Perché la nostra legislazione non fa nulla?

“La nostra legislazione non ha mai favorito la salute delle persone ma ha sempre preferito supportare le esigenze delle grandi industrie. Uno degli scandali più grandi sono i controlli che l’USL fa in queste industrie. Quando una di esse sfora i parametri che si devono rispettare nelle quantità di additivi presenti su un prodotto, nel nostro paese si alza anche del 200% il limite per permettere a queste società di lavorare in pace. E noi “ignari” consumatori rischiamo la vita”.

Voi avete parlato di cocktail di agenti dannosi, perché l’USL li analizza singolarmente?

“Le procedure sono queste e l’USL le svolge secondo il manuale. La legge prevede un controllo singolo e noi ci dobbiamo attenere a questo. Il problema è che la produzione di questi pesticidi è aumentata a dismisura e quado si cercano su un prodotto è molto difficile trovarli perché si deve analizzare ogni singola molecola. Inoltre, non si prende in considerazione il numero di additivi ma solo la quantità, dunque, un prodotto ne può avere al proprio interno decine e decine ma se rientrano nei parametri nessuno può fare nulla”.

Come mai i consumatori hanno difficoltà nell’accorgersi degli effetti collaterali?

“Perché questi agenti agiscono in modo silenzioso ed è difficile recepire gli input che ci dà il nostro corpo. Questi agenti possono lavorare per anni, a partire dal feto fino ad arrivare in età adulta. Il loro lavoro “oscuro” non provoca dei sintomi manifesti ma uccide l’organismo dall’interno senza che esse possa porre alcun rimedio”.

Il fattore economico è uno degli aspetti fondamentali nella scelta degli alimenti. È così costoso mangiare sano?

“I soldi comandano il mondo e i soldi li hanno le multinazionali, le è chiaro come concetto? Inoltre, il cibo biologico non ha un costo molto superiore perché i supermercati fanno molte promozioni e ci si deve semplicemente abituare a seguirle”.

Durante la conferenza avete parlato di costi paralleli, cosa si intende?

“I costi ambientali paralleli sono i danni che un prodotto provoca durante la sua vita. L’inquinamento atmosferico causato dal trasporto del prodotto, gli inquinanti che finiscono nel terreno e nelle falde acquifere, la desertificazione di alcune aree sono solo alcuni esempi di costi paralleli”.

Anche la velocità della nostra quotidianità incide su questo problema?

“Assolutamente sì. In Italia sprechiamo un sacco di tempo perché non riusciamo a gestire i nostri impegni nel migliore dei modi. Alla scelta del cibo e della propria alimentazione viene dato poco tempo e questo ci porta, molte volte, a fare delle scelte sbagliate. Se ci facciamo trasportare dal tempo e non lo domiamo, non riusciremo mai ad affrontare la vita nel modo migliore possibile”.

Ultima domanda: abbiamo parlato del cibo come medicina, anche coloro che abbracciano dopo tanti anni il biologico possono trarne benefici?

“Certamente. noi siamo quello che mangiamo e se decidiamo di cambiare il nostro stile di vita, non potremo che trarne dei benefici”.

Di Matteo Spaggiari

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