LE NOSTRE PAGELLE AL FESTIVAL DI SANREMO

La 69esima edizione del Festival di Sanremo è finita da circa una settimana, ma le polemiche non vogliono placarsi. Smaltito il sonno arretrato, causato dalle serate insieme a Baglioni, Bisio e Raffaele, somatizzati i risultati finali e analizzati a mente fredda le canzoni; ho deciso di dare i miei personali voti ad alcuni protagonisti di questa edizione. Ma, dato che sono semplicemente un giornalista sportivo, avevo bisogno di un aiuto. Allora, ho deciso di chiedere un favore a un mio caro amico, nonché giovane producer reggiano, Federico Fantini. Dopo ore di ascolto, sudore e noia, abbiamo creato le nostre personalissime pagelle.

Il migliore della classe

Mahmood – Soldi

  • Voto 8
  • Produzione 8
  • Testo 7

Considerazioni sul brano

La canzone vincitrice del Festival di Sanremo fonda il suo successo su una produzione discografica contemporanea ed estremamente diretta. Il suo ideatore, Charlie Charles, è uno dei Producer più importanti e influenti della nuova scena italiana. L’utilizzo di pochi strumenti permette al pezzo di essere fresco e “aperto”. Alcune sonorità richiamano le origini esotiche del padre e permettono al brano di essere riconoscibile. Il testo è molto personale e parla di alcune esperienze vissute dall’artista, tra cui il rapporto difficile con il sopracitato padre. 

La rivelazione di questa edizione

The Zen Circus – L’amore è una dittatura

  • Voto 7.5
  • Produzione 8
  • Testo 7

Considerazioni sul brano

La canzone rivelazione del Festival! L’interpretazione iniziale del brano ricorda De Andrè ma con una chiave di lettura contemporanea.Il difetto più grande è la poca orecchiabilità del pezzo e la conseguente scarsa visibilità radiofonica. Però, una volta superato l’ostacolo dell’assenza di ritornello ci si può immergere in una produzione originale e sempre in movimento. La mescolanza tra il genere cantautorale e l’utilizzo di suoni moderni permette al pezzo di diventare un piccolo diamante all’interno di questa 69esima kermesse della canzone italiana. 

Il giovane di belle speranze

Achille Lauro – Rolls Royce

  • Voto 7
  • Produzione 6
  • Testo 6

Considerazioni sul brano

Il brano più contemporaneo di tutto il Festival. La produzione e il testo sono influenzate dalla spiccata caratterizzazione rock ‘n’ roll del suo interprete. Achille Lauro, grazie al suo personaggio grezzo e disinteressato, è diventato una vera e propria Rockstar, agli occhi del grande pubblico. Nonostante lo sciacallaggio mediatico attuato ai danni di questa canzone, il nono posto ottenuto nella classifica generale la consacra come uno dei brani più ascoltati di questa edizione. Vogliamo più Rolls Royce e meno canzoni strappalacrime.

Il rimandato (ma non rassegnato)

Ultimo – I Tuoi Particolari

  • Voto 5.5
  • Produzione 5.5
  • Testo 6

Considerazioni sul brano

Il secondo posto finale si può giudicare come una vera e propria sconfitta per il grande favorito della vigilia. La canzone risulta un tipico brano d’amore sanremese, dov’è l’originalità?Anche la produzione non si discosta tanto dal testo, risultando antiquata e scialba paragonata alla giovane età dell’artista. Però, nonostante tutto questo, rimane uno dei brani più ascoltati di Sanremo. Gli italiani lo hanno premiato ma gli “intenditori” lo hanno stroncato, chi avrà ragione?

I ricercatori di attenzione

Patty Bravo, Briga – Un po come la vita

  • Voto 3.5
  • Produzione 3
  • Testo 4

Considerazioni sul brano

Canzone patinata, featuring inappropriato, produzione che copia tutti i cliché sanremesi e mossa di marketing fallita. Sappiamo tutti il motivo per cui è nato questo duetto ma, fortunatamente, il pubblico da casa e gli esperti in studio non abboccano a questa mossa propagandistica. I fan di entrambi gli artisti si scorderanno velocemente di questo brano

Soo Bad It’s Soo Good

Livio Cori, Nino D’angelo – Un’altra Luce

  • Voto n.c.
  • Produzione n.c.
  • Testo n.c.

Considerazioni sul brano

Questo pezzo regala agli amanti del trash una vera e propria perla, unendo la classica canzone napoletana a molte sonorità moderne, in un modo che si rivela tanto fuori luogo quanto intrigante. Peccato per i non madrelingua napoletani, perché per comprendere la maggior parte del testo sono necessari i sottotitoli. Però, l’emozione di sentire Nino D’angelo cantare con l’autotune è indescrivibile. 

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