La Libertas sogna il trono reggiano dei settori giovanili

La scuola calcio della Virtus Libertas, dopo alcuni anni di assestamento, sta diventando uno dei punti di riferimento del calcio giovanile reggiano. I cambiamenti portati dalla coppia di direttori sportivi, Vincenzo Vado e Antonio Palladino, hanno permesso alla società di Pieve di cambiare la propria cultura sportiva e di creare un progetto competitivo. Il ds Palladino è uno dei pilastri della rinascita della Libertas. L’esperienza tra i professionisti con la Reggiana e il lavoro in coppia con mister Beretti Paolo gli hanno permesso di diventare un grande uomo di sport. Per capire meglio l’evoluzione del progetto, abbiamo fatte alcune domande al diretto interessato.

Come si trova alla Virtus Libertas?

“Molto bene, è un ambiente a me inaspettato perchè provengo da una società molto diversa. Ho trovato una famiglia, persone che si aiutano e che mettono il massimo impegno in tutto quello che fanno. Le qualità umani sono incomparabili e tutti hanno a cuore la crescita dei ragazzi della società”.

A inizio anno ci aveva parlato di un progetto molto ambizioso, come sta procedendo?

“Bene, siamo in linea con quello che avevamo preventivato. Si respira grande positività e voglia di crescere. Le metodologie di allenamento stanno migliorando e le squadre stanno iniziando a esprimere un ottimo calcio giocato. Diciamo che siamo ancora “work in progress” perché vogliamo diventare perfetti sotto ogni aspetto”.

State iniziando ad avere le prime soddisfazioni, quali?

“Sì, le soddisfazioni maggiori sono la serenità e la felicità dei nostri giovani calciatori. Ovviamente, praticando uno sport strettamente legato ai risultati, la vittoria del torneo CSI Don Bosco da parte dei nostri 2011 e il terzo posto dei 2009 nel medesimo torneo, mi rendono molto orgoglioso. Per questo e per il lavoro svolto settimanalmente sul campo, voglio fare i miei complimenti a Raffaele Terraciano, Giovanni Pompeo e ai loro collaboratori per il grandissimo lavoro che stanno svolgendo”.

Parliamo un po’ di calcio giocato, cosa deve avere un allenatore della Libertas in più degli altri?

“Deve avere voglia di sperimentare, grande curiosità, mettere al centro del progetto i bambini e seguire le linee guida della società. Un allenatore che antepone il proprio credo o il proprio ego alla crescita dei bambini, non può allenare in questa società. Per crescere bisogna sperimentare, imparare nuove metodologie di allenamento e non porsi mai dei limiti”.

Perché un bambino dovrebbe preferire voi ad altre società?

“Parto dal presupposto che per fare calcio, a livello giovanile, bisogna rispettare determinate regole. Il bambino deve essere al centro del progetto, tutti i ragazzi devono essere seguiti anche sotto l’aspetto educativo e nessun allenatore deve pensare al risultato sportivo. Noi rispettiamo queste regole e stiamo creando di offrire un servizio sempre più lungimirante e completo”.

Il vostro metodo di lavoro su cosa si basa?

“Si basa su una cosa fondamentale nel calcio: il pallone. Vogliamo che i nostri ragazzi giochino continuamente con la palla, farli innamorare di essa. Tutti i nostri allenatori impostano i propri allenamenti mettendo al centro di esso il pallone. Che si parli di lavoro coordinativo, che si parli di giochi, che si parli di uno contro uno o che si parli di tecnica di base, la palla deve essere sempre presente. Per questo, partecipiamo a molti tornei e ne organizziamo alcuni, per dare modo ai nostri ragazzi di fare molte partite. Vogliamo sopperire la mancanza del gioco di strada tramite la nostra scuola calcio. Così facendo, abituiamo il bambino alla vittoria e alla sconfitta, alla gioia e al dolore, così da formare calciatori consapevoli di come sia il mondo del calcio”.

Cosa si porta con sé dopo l’esperienza alla Reggiana?

“Dall’esperienza alla Reggiana porterei un grandissimo senso di appartenenza nonostante le vicissitudini che sono accadute. Ho imparato molto e ho avuto l’opportunità di lavorare per molti anni con ragazzi di assoluto valore. Vorrei portare con me le competenze acquisite e provare a “donarle” ai miei allenatori”.

In questa nuova avventura è affiancato da Vincenzo Vado, come si trova?

“E’ una persona e un amico genuino. E’ un direttore di spessore e con un profilo ben chiaro e competente. Ci compensiamo a vicenda perché lui ha grandissime doti organizzativa, aspetto sotto cui sono carente”.

Ultima domanda, cosa vorrebbe migliorare per la prossima stagione?

“Vorrei coprire tutte le annate, avere un filo conduttore tra Scuola calcio e Settore giovanile, migliorare alcune attrezzature. Tutto ciò, per offrire un’offerta migliore ai nostri tesserati”.

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