Tutti noi conosciamo Covid-19, ovvero sia il tanto temuto Coronavirus. In questi giorni il virus che ha messo in allarme la Cina è “sbarcato” in Italia e ha iniziato a contagiare la popolazione. Oltre al ben noto focolaio lombardo (nella provincia di Lodi), si stanno registrando altri contagi in varie regioni italiane, ultima la Sicilia. Però, non voglio parlarvi “scientificamente” di questo nuovo virus, ma di quello che ha suscitato nelle persone. Il popolo italiano è diventato paranoico e i media del nostro paese non sono d’aiuto. La farmacie sono state prese d’assalto alla ricerca di disinfettanti e di mascherine per prevenire il proprio contagio e quello dei propri cari. Fin qui, nulla di così incredibilmente assurdo, perché è comprensibile avere paura di qualcosa che non si conosce. Però, in seguito alle misure precauzionali prese dalle regioni Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, non si poteva immaginare la piega che avrebbe preso la mente umana. Tra i cittadini italiani è scoppiata una vera e propria psicosi generale per corsa ai beni di prima necessità. I supermercati sono stati presi d’assalto e si sono registrate scene di ordinaria follia. Ma per capire meglio la situazione, ho deciso di fare alcune domande a un dipendente reggiano di Coop Italia (il quale rimarrà anonimo per motivi di privacy, ndr) . Capiamo, dalla sua testimonianza, cosa sta accadendo sul territorio italiano.

Gli scaffali vuoti di un supermercato, una vera e propria costante di questi giorni

“Sei un dipendente di Coop Italia e lavori in una delle sedi nella provincia di Reggio Emilia. Giusto?”

“Sì, esattamente. Sono un ragazzo giovane che lavora a Reggio Emilia. Per riservatezza nei confronti della mia filiale, dei miei colleghi e di me stesso, non dirò il mio nome. Però, posso dirvi che lavoro nel reparto panetteria e sono svariati mesi che svolgo la mia mansione”.

“Ci può far capire cosa sta succedendo all’interno del suo supermercato?”

“In questi giorni siamo stati letteralmente presi d’assalto da parte dei cittadini reggiani, i quali si sono fatti prendere dal panico. La cosa che mi ha fatto capire che la psicosi stava intaccando tutti, è stata la presenza di cittadini provenienti da paesi limitrofi. I beni di prima necessità scarseggiavano e le persone hanno iniziato a diventare aggressive. Ho assistito a signore che si arrampicavano sugli scaffali per accaparrarsi gli ultimi pezzi. Uova, farina e latte sono finiti, oltre a molti prodotti a lunga conservazione”.

“Secondo lei, la chiusura delle filiali Coop a causa del Coronavirus, è una possibilità tangibile?”

“Secondo me no, non ci dovrebbe essere questa problematica. Però, pensando alla sicurezza delle persone, dovrebbero farlo per la sicurezza dei dipendenti e di tutti coloro che usufruiscono dei nostri servizi. Ma l’economia è più importante di tutto…”

“Cosa la preoccupa di più delle prossime giornate lavorative?”

“Penso nulla, perché la gente sta diminuendo dopo il primo picco di clienti. Il vero problema saranno i rifornimenti. Mancano ancora molti rifornimenti. I prodotti di prima necessità scarseggiano e i fornitori non riescono a sopperire a queste richieste”.

“Vuole lanciare un appello agli italiani per rassicurarli?”

“Voglio solo pregarli alla cautela e alla calma. Nessuno dovrebbe farsi prendere dalla paura, ma continuare a ragionare seguendo le linee guida dell’OMS. E soprattutto, ricordarsi di rimanere umani”.

Di Matteo Spaggiari

Sono un giornalista e blogger. Il mio impegno è quello di dare a tutti un informazione "fresca" e senza censure.