Cari lettori,

mi chiamo Sara e volevo parlare di quello che mi è successo in queste settimane. Sono una ragazza di Ancona, frequento il quinto anno del Liceo Cairoli e vivo con i miei genitori e mio fratello Giovanni in un appartamento del quartiere popolare di San Basilio. Non sono mai stata una ragazza popolare e ho sempre vissuto la mia vita scegliendo in modo selettivo le mie amicizie e le mie “cotte”. Ho sempre usato la testa e non mi sono mai lasciata trasportare da cattive compagnie o altro, insomma, sono una persona noiosa che evita di cercare gli eccessi. Ho avuto la fortuna di incontrare Giulia, la mia migliore amica, e con lei condivido la passione per la musica. Studiamo chitarra al Centro Musicale Preludio e passiamo i pomeriggi a fantasticare tournée mondiali insieme alle nostre cantanti preferite: Lady Gaga e Rihanna.

E fino a qualche settimane fa, la mia vita procedeva spedita verso l’angoscia della maturità, la scelta dell’università e la paura di non riuscire a realizzare i propri sogni. Queste erano le mie uniche preoccupazioni, finché non mi imbattei in Luca, un ragazzo della mia età che frequentava un altro corso nella mia scuola. Il primo incontro fu fugace, lo vidi durante un’assemblea d’istituto e mi colpì subito perché sembrava un ragazzo solare e poco artefatto.

Non avevo informazioni su di lui, così iniziai una spasmodica ricerca social come è di consuetudine in questa epoca. Cercai tra le stories di Instagram della scuola, tra le persone consigliate su Facebook, tra i tweet con qualche hastag ricorrente, scaricai anche altri social per riuscire a scovarlo, ma purtroppo non ci riuscii e fui costretta a cercarlo lungo i corridoi della scuola. Il nostro istituto è molto grande ed è difficile riuscire a trovare qualcuno ma durante un intervallo, lo vidi, mi gelai, mi feci forza e andai a parlargli. Fu, fin da subito, gentile e capiva il mio imbarazzo. Ci demmo appuntamento per le ricreazioni successive.

Tornai a casa e corsi verso il telefono per parlare con Giulia, la quale non ebbe la mia stessa reazione. Mi disse che lo conosceva solo attraverso delle voci che giravano nella sua scuola (lei frequentava il Luigi Santarella) e mi consigliò di stare attenta. Ci rimasi molto male, pensai che fosse solamente gelosa e che mi invidiasse perché a lei non era mai successo di approcciare qualcuno.

Nei giorni successivi vidi Luca tutti gli intervalli, ci scambiammo i numeri di telefono e iniziammo a sviluppare una certa affinità. Finchè, dopo l’ennesima ricreazione passata insieme, lui mi guardò e mi disse: “Ti va se ci vediamo sabato e ceniamo insieme? Così, per passare una serata diversa, magari potremmo andare al cinema” . Rimasi bloccata, non riuscii a dire nemmeno una parola, allora lui mi sorrise e aggiunse: “Ho capito, ti passo a prendere per le 19. Del resto ne parliamo per messaggio”. Non potevo crederci, avevo un appuntamento con lui, ero emozionata. Non era la mia prima volta avevo già avuto altri ragazzi, ma quella volta fu diversa,mi sembrava un segno del destino. Lui era diverso, era quello giusto.

Tornai a casa e corsi verso il telefono per parlare con Giulia, la quale non ebbe la mia stessa reazione. Mi arrabbiai ì e litigammo pesantemente. Perché non essere felice per la propria migliore amica? Perché essere sempre invidiosa delle mie conquiste? Pensai fosse solamente una rosicona.

Arrivò il sabato ed ero molto emozionata, ansiosa e in confusione. Non voglio dilungarmi sul racconto della serata perché, in quel momento, fu perfetta. La riassumerò dicendo che cenammo in un ristorante in centro, guardammo un film al Cinema Gaudium e ci fermammo in un parcheggio appartato per far culminare la nostra passione. Fu magico. Fu l’inizio della fine.

Nelle settimane successive diventammo una vera e propria coppia, ma iniziai a intravedere alcuni aspetti del suo carattere che non mi piacevano, nulla di tragico, ma non li amavo. Però, non sapevo con chi parlarne perché dopo la discussione telefonica non avevo più sentito Giulia. Ne parlai con lui, ma la prese molto male e litigammo animatamente. Queste nostre divergenze non potevano essere coperte dal solo sentimento e ci portarono alla separazione. Mi misi sotto con lo studio per riuscire ad affrontare al meglio la maturità e riuscii a superare questa relazione senza troppi problemi. Alla fine, perché rammaricarsi se due persone non sono adatte a stare insieme?

Arrivò l’estate, il momento di festeggiare il passaggio degli esami e di prendersi alcuni mesi di pausa prima di aprire il capitolo universitario.

Un pomeriggio, mentre ero al bar con degli amici per un aperitivo, mi squillò il telefono, era Giulia. Le risposi e mi disse che doveva parlarmi urgentemente di una cosa che aveva scoperto. Ci demmo appuntamento per la sera e ci incontrammo in un parco vicino a casa mia.

Quando la vidi, scoppiò a piangere e mi fece vedere una foto: ero io, in una foto senza veli. Io non avevo mai mandato mie foto private, infatti quello era un fotomontaggio di un mio vecchio post di Instagram. Le chiesi dove l’avesse trovata e mi rispose che un fantomatico gruppo Telegram era pieno di questo tipo di contenuti e che ce n’erano molti altri su di me. Chiamai i miei genitori e sporgemmo denuncia alla Polizia Postale, ma le foto continuavano a circolare e nessuno credeva che fossero modificate. Le persone del mio paese iniziarono a guardarmi con occhi diversi, mi giudicavano. Non sapevo cosa fare, ogni giorno chiamavo gli organi competenti i quali continuavano a dirmi che stavano lavorando alla rimozione del gruppo social.

Mi sentivo svilita e offesa, ma non avevo paura, finché una sera mi arrivò un messaggio con scritto: “Sei una toia”. Non conoscevo il numero, lo bloccai e pensai che fosse uno scherzo, di estremo cattivo gusto, di qualche mio “amico”. Il giorno dopo, stesso messaggio ma numero diverso. Continuò così per giorni, finché non denunciai anche questo alla Polizia Postale, i quali mi risposero che questi fenomeni erano sempre più frequenti e di difficile risoluzione. Decisi di cambiare numero e di lasciarlo solamente ai miei amici più stretti e a Luca, con cui avevo mantenuto dei buoni rapporti dopo l’iniziale distanza dovuta alla separazione.

I messaggi cessarono per un paio di giorni e le foto furono quasi tutte tolte. Pensai che fosse tutto finito, pensai che potessi finalmente godermi quello che era rimasto dell’estate, ma mi sbagliai. Ricominciarono gli sms, i fotomontaggi e persino i video di me in momenti intimi. Fu un incubo, mi ritrovai a ricevere messaggi di persone che mi cercavano su siti pornografici, mi arrivarono richieste indicibili, arrivarono persino a promettermi che sarebbero venuti a casa mia. Sapevano tutto di me, non avevo più nessun tipo di privacy, il mio mondo era totalmente crollato. Piansi per giorni, iniziai a non mangiare e a isolarmi da tutto. Perché nessuno mi crede? Perché volermi rovinare la vita? Sarò io quella sbagliata? Magari me lo merito, sono veramente una troia?

Pensai di farla finita, ma fortunatamente riuscii a mantenere la mia intrinseca lucidità. Iniziai a cercare chi volesse distruggermi, feci ricerche su internet ed entrai nel meccanismo del revenge porn (anche se in questo caso si dovrebbe chiamare revenge porn fake). Capii che esistono persone malate che utilizzano le foto dei profili Instagram, Twitter, Facebook di ragazze per creare dei gruppi di uomini repressi e arrapati. Spacciavano queste foto per vere e facevano circolare falsi post per alimentare questo circolo vizioso di pornografia illegale, difficile da fermare. Non potevo farci nulla. Così iniziai a interiorizzare questa situazione, ci vollero mesi ma riuscii a trovare le risposte alle mie molteplici domande.

Sono una donna e se volessi mandare delle foto erotiche al mio moroso, sono libera di farlo e non devo essere giudicata da nessuno. Sono una donna e se ho voglia di fare l’amore con il mio moroso devo essere libera di farlo. Sono una donna, ho i miei bisogni e le mie voglie, non devo nasconderle a nessuno. Sono una donna e se voglio parlare di sesso, devo essere libera di farlo. Perché solo gli uomini hanno queste libertà? Questa società deve imparare a convivere con la propria sessualità, altrimenti ci saranno sempre dei gruppi in cui si sminuiscono e giudicano le azioni delle altre persone, semplicemente per sentirsi migliori di loro.

Però, avevo una domanda a cui non riuscivo a darmi una risposta. Come facevano ad avere il mio numero di telefono? Pensai di averlo messo erroneamente nelle informazioni social, ma non era così. Ci doveva essere qualcuno che voleva farmi del male, qualcuno che voleva vendicarsi… Luca! Mi si accese una lampadina e lo incontrai per parlarne con lui. Mi disse di aver messo i miei numeri su un gruppo di Instagram perché era arrabbiato con me perché ci eravamo lasciati. Non pensava che si sarebbe scatenato tutto questo putiferio, voleva solo vendicarsi. Si mise a piangere, era sincero.

In quel momento capii che anche una piccola azione ha una conseguenza e che non tutto quello che accade nasce da un’idea cattiva, ma da un’interpretazione sbagliata di essa. Ognuno di noi è libero di leggere gli avvenimenti in modo soggettivo e molti di noi hanno una parte di malignità repressa.

Le mie foto continuano a circolare, ma ormai ci ho fatto l’abitudine e non ci do più peso. Ho cambiato il terzo numero di telefono e i messaggi sono finiti. Io l’ho superata, ma tante ragazze non ci riescono e rimangono schiave di preconcetti troppo radicati nella nostra società, pensate!

Di Matteo Spaggiari

Sono un giornalista e blogger. Il mio impegno è quello di dare a tutti un informazione "fresca" e senza censure.