Oggi, in occasione della Giornata mondiale dell’Ambiente, il Wwf ha parlato degli avvertimenti che il nostro pianeta ci sta dando: “Dobbiamo collegare i segnali per garantirci un futuro prospero e sicuro“. Secondo l’organizzazione per la difesa dell’ambiente e delle specie a rischio tutti i messaggi lanciati dalla Terra sono: “elementi di una Escape Room planetaria, che necessita di risposte concrete per passare al livello successivo, ossia quello in cui le nostre condizioni di vita, di salute e di benessere vengono garantite e protette“.

Queste parole dovrebbero far riflettere tutti noi sulle nostre abitudini, su quello che sarà il nostro futuro e su come possiamo cambiare queste prospettive nefaste. Però, non facciamo l’errore di soffermarci solo sui grandi segnali che il nostro pianeta ci sta dando. Dall’invasione delle locuste agli incendi in Australia, dalla pandemia in corso all’acqua alta a Venezia, questi messaggi d’allarme sono solo la punta dell’iceberg di un problema che molte volte viene trattato con retorica superficialità ma che racchiude al suo interno tutte le nostre paure più grandi. Il Wwf ha messo la luce su alcune problematiche “minori” che costituiscono un insieme di pericoli potenzialmente letali.

L’organizzazione ambientalista ha ricordato uno studio svolto nel 2018, il quale ha dimostrato che in 27 anni abbiamo avuto una riduzione del 75% della biomassa degli insetti e quindi la base alimentare per tutta l’umanità. Per questo, e per altri motivi di natura sanitaria, chiede di mettere al bando i pesticidi più letali. Questi cambiamenti si riscontrano anche nel rapporto globale dell’Ipbes, il quale afferma che il 75% dell’ambiente terrestre e il 66% di quello marino sono stati modificati in modo drastico e parzialmente definitivo dall’azione dell’uomo.

Questa voglia che noi umani abbiamo di imporre la nostra vita al di sopra di tutto e tutti si riscontra anche nell’aumento delle specie in pericolo d’estinzione. Un esempio lampante è la diminuzione del 70% degli elefanti di foresta in Africa. In un articolo pubblicato sul sito Wwf Italia (https://www.wwf.it/) in occasione della Giornata mondiale dell’Ambiente si legge che: “Solo nel Mediterraneo più del 50% degli squali sono a rischio estinzione, per non parlare di specie simboliche come la vaquita, una piccola focena del Messico, di cui restano non più di 30 esemplari o la balena franca Nord Atlantica, vicinissima all’estinzione e di cui sopravvivono non più di 350 individui nell’Atlantico settentrionale. Per non parlare dell’Orso marsicano, sui nostri Appennini (non ne sopravvivono più di 50), del leopardo dell’Amur, straordinario felino confinato nelle foreste tra Cina e Russia, degli ultimi 40 rinoceronti di Giava o dei gorilla di Cross River che stiamo cancellando dalle foreste del bacino del Congo.
L’estinzione di animali unici nella sottolinea in modo drammatico l’incapacità del genere umano di intervenire con determinazione su emergenze planetarie paradossalmente da noi stesse scatenate

Il nostro approccio al mondo che ci circonda è radicalmente sbagliato, poiché la nostra visione di futuro si basa unicamente sulla lunghezza media della nostra vita, senza prendere in considerazione i danni a lunghissimo termine (e potenzialmente irreversibili) che stiamo apportando al nostro pianeta.

Se la natura fosse solo un po’ più cattiva
E il sole ti esplodesse in faccia appena fa mattina
E gli animali cominciassero ad organizzarsi
E lentamente progettassero di sterminarci

Di Matteo Spaggiari

Sono un giornalista e blogger. Il mio impegno è quello di dare a tutti un informazione "fresca" e senza censure.