E’ notizia di ieri che il presidente del Brescia, Massimo Cellino, abbia chiesto il licenziamento per giusta causa di Mario Balotelli. Mentre molti di voi scendono dal carro di SuperMario, mi sembra giusto spiegare la decisione presa dalla società lombarda.

I dissidi tra le due parti, secondo i giornali italiani (non spesso affidabili), iniziano sotto la gestione Fabio Grosso e si acutizzano proprio in questi ultimi giorni di ripresa delle attività. Mario viene accusato di aver disertato gli allenamenti senza un buona motivazione (nonostante il certificato medico parlasse di un problema intestinale) e di essersi presentato in una forma fisica non accettabile (anche su questo punto si potrebbero aprire molteplici discussioni). Sappiamo tutti che l’ex attaccante della nazionale italiana non è nuovo a stranezze e atteggiamenti sopra le righe, o come le hanno definite in questi anni “Balotellate”, ma in questo caso non mi sento di addossare tutta la colpa a lui.

Il Brescia aveva acquistato Balotelli questa estate, definendolo il grande colpo del mercato e assicurando che una piazza a lui cara e con meno pressioni sarebbe stata ideale per la sua rinascita. Però, come si può intuire, se si definisce un calciatore il “colpo del mercato” è normale che ogni volta che la barca affonda, il primo indiziato sia lui. Tutto questo ha generato una pressione mediatica sproporzionata alle reali difficoltà della squadra. Possiamo affermare che coloro che dovevano assicurargli una piazza giusta per il suo rilancio lo abbiano usato per scopi propagandistici e sbattendolo in piazza per rimanere sulle prime pagine dei giornali italiani (i quali giornalisti penso godano nell’attaccare Mario).

La carriera travagliata di Balotelli, un atleta caratteriale

La vita sportiva (a livello professionistico) del ragazzo di Brescia inizia all’Inter (in precedenza aveva totalizzato due presenze con il Lumezzane) di mister Roberto Mancini, suo grandissimo estimatore. Con la maglia neroazzurra totalizza 59 presenze e 20 gol. La vittoria del triplete nel 2010, sotto la guida di Jose Mourinho, rimane il punto più alto della sua carriera (anche se lui preferisce il primo scudetto col Mancio), ma segna la fine della sua esperienza milanese. Come non pensare alla maglia gettata nella semifinale d’andata contro il Barcellona, spezzando il cuore dei tifosi che lo vedevano come futura stella della società. In quella estate passa al Manchester City e riabbraccia il suo mentore Roberto Mancini, grazie a questo binomio “Balo” totalizza 54 presenze e 20 gol. Però, dopo tre anni e alcuni litigi di troppo col mister di Jesi viene ceduto al Milan, squadra per la quale è grande tifoso. In una stagione gioca 43 partite e segna 26 gol, ritrovando una grande continuità e il rilancio della sua carriera culmina con l’acquisto del suo cartellino da parte del Liverpool. La seconda esperienza inglese non decolla mai, iconica la dichiarazione di Rickie Lambert in cui afferma: “Al Liverpool si allenava in modo vergognoso, non capisco perché il mister lo schierasse comunque”. Altra estate e altro cambio maglia, questa volta un grande ritorno al Milan, dove viene inghiottito dalla regola della minestra riscaldata. Il feeling con la piazza viene compromesso da alcuni atteggiamenti irriverenti e la stagione termina con 20 presenze e un solo gol. Ovviamente nella finestra di mercato viene mandato al Nizza, squadra con la quale ritrova la tranquillità di un campionato lontano dai riflettori e in tre stagioni totalizza 61 presenze e 33 gol. Altra maglia stessi problemi, rissa sfiorata e rottura con l’allenatore Patrick Vieira e cessione a gennaio 2019 al Marsiglia. Seconda esperienza francese (15 presenza 8 gol) stesso finale e conseguente cessione dopo appena 6 mesi al Brescia di Cellino. In questa esperienza alterna ottime partite ai soliti malumori, finendo per totalizzare 19 partite, 5 gol e un licenziamento per giusta causa. Tutto questo finirà in tribunale e questa estate si ripartirà con il tormentone, ancora una volta.

Why always you?

Una carriera fatta di alti e bassi, ma sempre condita di grandissime giocate e troppi colpi di testa. Però, caro MArio, non è troppo tardi per avere un finale di carriera pieno di soddisfazioni, le qualità non mancano. Prova a cercare un campionato lontanissimo dalle luci della ribalta europea (magari in Argentina) e senza il peso insostenibile della stampa del Bel Paese. Ci puoi riuscire, credici ancora Balo.

 

“E’ di pioggia e sole che ti nutrirai
Pensa a vivere
Credi solo a quello che ti dice il cuore
E tira fuori la tua stoffa da campione”

 

Di Matteo Spaggiari

Sono un giornalista e blogger. Il mio impegno è quello di dare a tutti un informazione "fresca" e senza censure.