Sono anni che la televisione gratuita vive un momento di lento e inesorabile declino. La paura di scomparire e di diventare degli “ex giornalai” attanaglia molti componenti del piccolo schermo, soprattutto nei padiglioni di Mediaset. Uno dei maggiori esponenti di questa categoria è sicuramente Nicola Porro, un vero e proprio Emilio Fede moderno e fascista. Insomma, lui mangia solo zuppa di porro rancida.

Durante la quarantena è tornato di moda grazie alle sue dirette Facebook, chiamate “Zuppa di porro”. In questi video vomitava odio verso l’attuale governo, faceva la morale economica a tutti coloro che cercavano di fargli capire che la salute viene prima di tutto e si atteggiava a Re Illuminato della galassia degli “Unicorni volanti”. Però, negli ultimi giorni si è reso protagonista di alcune dichiarazione che vanno oltre al limite della decenza.

Pochi giorni fa il palazzo occupato abusivamente da CasaPound a Roma è stato sgomberato e il giornalaio di Mediaset non ha fatto attendere la sua attesa (dai suoi concittadini unicorni) opinione. “Difenderò Casapuond finché crepo” ha dichiarato Porro. Inoltre da buon paraculo, ha anche affermato che lui li difende solo in nome di una liberalità che altri non hanno. Insomma, strizzare l’occhio ai fedeli di Mussolini, quelli che rivogliono il regime e di conseguenza la fine della libertà di opinione, sarebbe una mossa da liberale. La dichiarazione (rilasciata in un video) non finisce qua, infatti l’amichetto dei fasci, definisce gli attivisti di Casapound come persone normalissime, non violente e che, anzi, sono state vittime di pestaggi e di aggressioni davanti ai loro covi.

Porro dovrebbe chiedere scusa, ma sarebbe troppo intelligente 

Il sig. Porro dovrebbe chiedere scusa alla ragazza stuprata a Viterbo da Francesco Chiarcozzi (consigliere comunale di CasaPound) e Marco Licci (simpatizzante dell’organizzazione). Questi due criminali hanno abusato di una donna priva di sensi, riprendendola con il telefonino. Questo è solo un esempio della bontà di questo gruppo di chierichetti.

La seconda sparata del giornalaio riguarda le manifestazioni italiane per la morte di George Floyd. “La Cig non arriva ma ci inginocchiamo per George Floyd” ha tuonato. M viene difficile commentare un tale scempio alle lotte razziali, alla rivoluzione che un popolo da sempre schiavizzato sta cercando di fare. Paragonare la cassa integrazione (il quale è un problema che DEVE essere risolto nel minor tempo possibile) ad anni di soprusi, abusi e schiavitù dovrebbe essere il limite massimo per il ritiro del patentino da giornalista.

Speriamo che qualcuno fermi i deliri di onnipotenza di quest’uomo, ma a Mediaset non penso ci sia qualcuno in grado di farlo. Magari con questa canzone potrà capire cosa sta definendo “normalità”.

Di Matteo Spaggiari

Sono un giornalista e blogger. Il mio impegno è quello di dare a tutti un informazione "fresca" e senza censure.