La pandemia ha chiuso in casa milioni di italiani e la politica si è dovuta fermare, per un breve periodo, dalla sua classica vena propagandistica. Però, ora che il Covid-19 sembra sotto controllo, i leader dei principali partiti del Belpaese hanno ripreso la loro marcia verso le Regionali 2020, aprendo la stagione della campagna elettorale.
Una particolare nicchia lavorativa ne sentiva veramente tanto la mancanza: i sondaggisti. Finalmente dati e percentuali sono tornati di moda (e fortunatamente non riguardano più nè morti nè contagiati) ed è giunto il momento di analizzarli con più calma e scrupolosità. PD in crescita, stabili Salvini e Renzi. Però, agli italiani continuano a stare sui coglioni il 99% della classepolitica italiana.

Salvini rimane stabile, FdI e FI calano

Con la fine del lockdown i dati riguardanti la Lega (26.9) sono tornati a sorridere al leader del Carroccio, Matteo Salvini, atteso da due mesi roventi per cercare di strappare qualche regione in bilico al centro-sinistra. La ragione di questa ripresa è strettamente collegata al ritorno tra la gente dell’ex Ministro degli Interni, passaggio fondamentale per conquistare l’elettorato salviniano. FdI, invece subisce una leggera flessione (-0.5), anch’essa legata al miglioramento statistico della Lega, poiché la percentuale della coalizione di centro-destra è rimasta invariata (i voti ruotano ma rimangono all’interno della coalizione). Dopo un periodo di ripresa FI arresta la sua marcia verso la ricostruzione e si ferma a un poco sostanzioso, ma determinante, 6%.

Sale il PD mentre scende il M5S. Renzi e Calenda rimangono al 3%

Nonostante il poco carisma dimostrato da Zingaretti e il fuoco amico del sindaco di Bergamo Giorgio Gori, il PD guadagna lo 0.3 e cerca di ricucire lo strappo nei confronti della Lega. Fortunatamente per il Partito Democratico, le ottime gestioni della pandemia da parte di Stefano Bonaccini e Vincenzo De Luca hanno evitato il tracollo causato dalla mancanza di un leader spirituale. Nel M5S, invece, le liti tra Alessandro Di Battista e Beppe Grillo stanno preannunciando una scissione imminente e l’elettorato pentastellato sta perdendo fiducia (-0.3) in un partito che ha smarrito la strada maestra. L’unica soluzione? Riuscire a convincere Giuseppe Conte a diventare il loro capo politico. Gli altri partiti di centro sinistra, tra cui Italia Viva di Matteo Renzi, rimangono sostanzialmente invariati, però va sottolineata la rimonta di Azione di Carlo Calenda, il quale è passato dal 1.8 al 3.1 in poche settimane.

Coalizione di centro-destra vicina alla maggioranza assoluta. PD e M5S al 35.

In vista di un possibile voto anticipato, la situazione attuale vedrebbe prevalere la coalizione di centro-destra con circa il 48% dei consensi. Il centro-sinistra unito (ovvero sia con PD, M5S, Azione, IV e +Europa) arriverebbe al 43.7, ma la convivenza tra le varie anime della coalizione sarebbe molto complessa.