Ven. Giu 18th, 2021

Mare Monstrum 2020 è il dossier redatto dall’Osservatorio nazionale Ambiente e legalità  di Legambiente, il quale ha registrato 23.623 reati contro il nostro ecosistema marino, ben il 15.6% in più rispetto all’ultima valutazione (2018). Colate di cemento illegali e consumo di suolo costiero che cancellano dune inghiottendo metri di sabbia, cattiva depurazione delle acque e pesca di frodo incontrollata sono solo alcuni dei crimini che l’uomo sta facendo al nostro pianeta. Impennano i reati ambientali.

Quali sono i reati maggiori?

Questi dati sono allarmanti perché siamo vicini al punto di non ritorno. Il nostro ecosistema marino è uno dei perni fondamentali per la vita dell’uomo e distruggerlo, come accade adesso, è come cercare di suicidarsi. Negare ciò che è evidente è quasi ridicolo, nel 2020 abusi edilizi e riversamento di inquinanti nei nostri mari stanno CANCELLANDO il nostro futuro.

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In testa ai reati nelle regioni di mare ci sono quelli legati al ciclo del cemento (il 42,5% del totale), ovvero sia all’eccesso di urbanizzazione abusiva sui nostri litorali. In questa categoria è la Campania a guidare la classifica, seguita da Puglia, Lazio, Calabria e Sicilia. Dalla Costiera amalfitana alla Scala dei Turchi, fino alle isole minori come Lampedusa, Capri e le Eolie, sono costantemente preda degli appetiti di coloro che vogliono ricavare dei profitti (a basso costo) deturpando l’ecosistema marino, afferma Legambiente.

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Seconda voce con il maggior peso è il mare inquinato, il quale va a braccetto con il problema cronico della depurazione delle nostre acque di scarico. In totale, l’inquinamento da cattiva depurazione, scarichi fognari e idrocarburi ha registrato 7.813 infrazioni nel 2019, il 33,1% delle illegalità  a danno del mare. Ultimo capitolo, ma non per importanza (questa non è una classifica), è quello legato alla pesca illegale. Essa rappresenta il 22% delle infrazioni accertate, con 555mila chili di pescato, 69mila metri di reti killer e oltre 7.500 attrezzi da pesca sequestrati. In testa la Sicilia, seguita da Campania, Puglia, Liguria, Sardegna.

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Insomma, l’Italia ha un gigantesco patrimonio da curare e proteggere, ma con il quale sta avendo un rapporto di difficile convivenza. Una cosa, però, è certa: il problema siamo noi, non l’ecosistema marino.