Il PD è un triangolo isoscele. Riesce ad avere grandi ipotenuse grazie a una grande base.

Meglio un’educativa Caporetto o una stolta ritirata strategica?

In questi anni il Partito Democratico ha vissuto un turbinio di emozioni, passando da più del 40% alle Europee del 2014 all’attuale 20%. Si sono alternati diversi capi politici tra cui Renzi, Martina e Zingaretti e ci sono state diverse scissioni come quelle che hanno portato alla creazione del LeU, Azione e Italia Viva. Insomma, è un decennio che il PD non riesce a trovare una sua dimensione e sembra aver smarrito gli ideali di sinistra che dovrebbero caratterizzarli, diventando un ibrido tra Forza Italia e +Europa. Però, una cosa che ancora non ha dovuto passare è la morte per rinascere, fondamentale per creare un partito più solido e ambizioso. Nonostante tutto il Partito Democratico non ha mai avuto una vera e propria Caporetto da cui ripartire e per questo motivo non è riuscita a far svoltare il proprio destino.

Lo zoccolo duro, un bellissimo problema piddino

Tutto questo è “colpa” dello zoccolo duro del partito, quei grandi elettori che sono ancora convinti di votare Berlinguer (come ha riferito in un’intervista di pochi giorni fa Carlo Calenda) e che non si rendono conto di quanto sia necessaria una ricostruzione immediata e che tale meccanismo possa essere attuato solamente passando attraverso una cocente sconfitta.

La situazione attuale del PD è preoccupante, molto preoccupante. Il capo politico, Nicola Zingaretti, oltre a non avere il carisma del leader, non è nemmeno molto amato dai suoi concittadini laziali (poiché Il Sole 24 Ore lo posiziona all’ultimo posto tra i Presidenti di regione più amati) e, cosa più importante, non ha idee e contenuti nuovi e adatti alla società contemporanea. L’ultima scissione attuata da Matteo Renzi ha messo spalle al muro il Partito Democratico, il quale dovrà fare delle scelte e cercare di ritrovare una figura forte al proprio interno.

Realisticamente, i nomi alla successione del fratello meno carismatico di Montalbano sono due: Roberto Speranza e Stefano Bonaccini. Il primo, nonostante non sia molto presente nei talk show televisivi, ha visto aumentare il proprio consenso tra gli italiani proprio per come ha gestito il problema della pandemia di Covid-19. Discorso differente per il Presidente della regione Emilia Romagna, poiché la sua figura è e sarà sempre un punto di riferimento per il PD e una sua nomina a Segretario sembra solo questione di tempo.

Il bacio di Giuda del Movimento 5 Stelle

Inoltre, come se non bastassero i problemi interni, la performance governativa insieme al Movimento 5 Stelle ha indebolito la figura dell’ex partito di Berlinguer agli occhi degli elettori italiani. La poca chiarezza d’intenti e la figura ingombrante e in ascesa di Giuseppe Conte sono solo due dei punti deboli di questa alleanza (per il Partito Democratico).

La Lega di Matteo Salvini e Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni stanno volando nei sondaggi e si candidano a mattatori delle prossime elezioni, riuscirà il PD a trovare l’antidoto all’ascesa dei sovranisti?

 

Di Matteo Spaggiari

Sono un giornalista e blogger. Il mio impegno è quello di dare a tutti un informazione "fresca" e senza censure.