L’Aula del Senato ha dato il via libera alla richiesta di autorizzazione a procedere contro Matteo Salvini, presentata dal Tribunale dei ministri di Palermo che lo accusa di sequestro di persona per aver bloccato, quando era ministro dell’Interno, lo sbarco dei migranti a bordo della Open Arms. Il senatore e leader della Lega si presenta in aula con il cappellino della Guardia Costiera, in modo tale da non dimenticarsi il motivo per cui presenzia in un luogo così angusto come il Senato. I voti a favore sono stati 141 e non hanno raggiunto la quota necessaria perché il parere della giunta, contrario all’autorizzazione, fosse confermato. In questo modo Matteo Salvini va a processo e il duo Movimento 5 Stelle e Partito Democratico regalano l’assist per la ricrescita del “mostro” Lega. 

“Contro di me festeggiano i Palamara, i vigliacchi, gli scafisti e chi ha preferito la poltrona alla dignità. Sono orgoglioso di aver difeso l’Italia: lo rifarei e lo rifarò, anche perché solo in questo luglio gli sbarchi sono sei volte quelli dello stesso periodo di un anno fa, con la Lega al governo”, è stata la reazione a caldo di Salvini. “Vado avanti, a testa alta e con la coscienza pulita, guarderò tranquillo i miei figli negli occhi perché ho fatto il mio dovere con determinazione e buonsenso. Mi tengo stretto l’articolo 52 della Costituzione (la difesa della Patria è sacro dovere del cittadino, non sequestrare migranti ma sorvoliamo) e ricordo le parole di Luigi Einaudi: ‘Quando la politica entra nella giustizia, la giustizia esce dalla finestra’. Non ho paura, non mi farò intimidire e non mi faranno tacere: ricordo che per tutti i parlamentari, presto o tardi, arriverà il giudizio degli elettori”. Queste sue deliranti dichiarazioni, dove cerca di diventare un eroe Hollywoodiano, sono la cartina tornasole della politica del leader leghista: cercare un antagonista, utilizzare aforismi da bar, indossare abiti (in)adeguati e ripetere all’infinito. Si, i contenuti sono assenti, ma nella politica del 2020 non sono indispensabili.

Salvini, però, rincara la dose ed espone una cruda verità: “Qui mi hanno fatto un favore, vedrete come cresciamo dieci punti nei sondaggi in un batter d’occhio. Mi fate un gran regalo, in quel Tribunale ci vado a testa alta e con la schiena dritta”. Il capo della Lega è invece molto duro con Matteo Renzi, i cui senatori si erano astenuti in giunta delle elezioni, e invece hanno votato per il processo in Aula. Meglio “il bel tacere dei 5 stelle che la ‘supercazzola’ di Renzi”, ha attaccato. In questo caso Salvini è stato battuto per la seconda volta dal dentinio toscano poiché il primo va a processo mentre il secondo è riuscito a piazzare una dei suoi in commissione in regione Lombardia. Anche l’insistenza sull’uso politico della magistratura è stato un tema ricorrente nell’intervento del capo leghista, il quale si è detto figlio della cultura “liberaldemocratica”: “Noi alle idee ci contrapponiamo con le idee, non con i tribunali”, per noi in politica “l’unico tribunale è quello del popolo”. Allora, cultura e Salvini sono un ossimoro per eccellenza e pensare che sia lui un “liberaldemocratico” fa accapponare la pelle. Ma, fortunatamente, aggiunge una chiusa nazionalpopolare e ritorna il Matteo che tutti amiamo. 

Non poteva mancare il commento del nonno politico Silvio Berlusconi, il quale riparte con la cassetta sui comunisti e inizia i suoi deliri fiabeschi. “Ancora una volta, l’uso politico della giustizia è l’arma con la quale la sinistra vuole liberarsi degli avversari. È lo stesso metodo che hanno usato contro di me. Con 96 processi e 3636 udienze. Naturalmente Forza Italia non può che essere contraria a questi metodi, non solo per lealtà verso un alleato, ma anche e soprattutto perché sono metodi assolutamente inaccettabili in una vera democrazia”. Inaccettabili come farsi leggi per aumentare il proprio potere aziendale o per evitare di andare a processo? Yes Sir.

Dura anche la reazione della sempre rilassata di Giorgia Meloni: “Il processo di un ministro per aver fatto quello che il suo mandato gli imponeva, ovvero difendere la Nazione e i suoi confini e rispettare l’indicazione data dagli elettori con il voto, è un precedente spaventoso nella democrazia Italiana. Non conta più cosa sia giusto, ma cosa piaccia alla sinistra, al mainstream e ai poteri forti. Un altro tassello nella deriva liberticida che denunciamo da tempo. Ma a chi festeggia, senza pudore, voglio dire che quando saltano le regole dello stato di diritto, nessuno è più al sicuro. A Matteo Salvini va la totale e incondizionata solidarietà mia e di tutta Fratelli d’Italia. Ce la faremo, Matteo, a difendere questa nazione da vigliacchi e traditori”. Giorgia, prenditi una camomilla e smettila di sparare cazzate, lo dico per la tua salute fisica. 

In conclusione, Salvini ne uscirà come vincitore, la Lega recupererà il 10% e tutto tornerà come mesi fa. Gran genialata del governo. Per battere il leader leghista bisogna continuare a lavorare sui contenuti, mandarlo in pasto a un processo mediatico è come regalare un calcio di rigore.

 

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Di Matteo Spaggiari

Sono un giornalista e blogger. Il mio impegno è quello di dare a tutti un informazione "fresca" e senza censure.