I sindacati battono un colpo e ricordano a tutta Italia che esistono ancora. Dopo aver fallito numerose delle ultime battaglie, come quella della sicurezza sul lavoro post-Covid (basti guardare la percentuale di contagi sul posto di lavoro), provano a rinascere dalle proprie ceneri e minacciano uno sciopero generale per il 18 settembre. Il motivo? La possibilità che il governo Conte decida di non prorogare il blocco ai licenziamenti.

Il ruggito dei vecchi leoni

Cigli, Cisl e Uil rincarano la dose: “Chi pensa che possano stare insieme sgravi contributive fiscali generalizzati e licenziamenti non capisce che ora è il tempo della coesione sociale e degli investimenti sul lavoro. In questo contesto, è davvero grave che Confindustria decida di non firmare i contratti nazionali dei lavoratori della sanità privata e del settore alimentare, che con la loro opera essenziale ci hanno permesso di uscire dalla fase più acuta della pandemia”. Un comportamento del genere da parte di Confindustria mette in risalto due cose: nel mondo del lavoro la riconoscenza non esiste e che gli eroi durano meno di un caffè. Il governo Conte è chiamato a risanare una possibile frattura sociale, già adesso abbastanza evidente, e riuscire a equilibrare gli “SCONTI” che i padroni esigono e i DIRITTI che i lavoratori reclamano.

Di Matteo Spaggiari

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