11 Settembre 2001, l’America si fermò e si riscoprì dannatamente fragile. Il cuore degli USA era stato colpito e dilaniato nel profondo. Questa ferita non si ricucirà mai e nessuno potrà dimenticare quegli attimi. Lunghi, silenziosi e pieni di sofferenza. Le Torri Gemelle si sgretolarono come castelli di sabbia e il mondo capì che non sarebbe stato più come prima. Il bollettino recitava: 2996 morti, 6400 feriti e 24 dispersi.

Una tragedia di proporzioni bibliche in una delle città più importanti del globo. Famiglie distrutte, giorni di terrore e ricerche per cercare dei sopravvissuti, danni sanitari e psicologici indelebili anche per coloro che riuscirono a scampare a quegli istanti. La vittoria di Pirro del terrorismo islamico e la consapevolezza che nessuno poteva essere più al sicuro. Anni di guerre e terrore per vendicare (nel modo peggiore possibile) coloro che persero la vita. Ancora oggi è difficile dimenticarsi il luogo in cui si era quando il telegiornale trasmetteva queste parole: “L’America è sotto attacco terroristico. Le Torri Gemelle sono state colpite da due Boing. Si temono migliaia di vittime”.

 

A distanza di anni è impossibile non ricordarsi di quegli eroi che cercarono di scampare a un destino segnato lanciandosi dai propri uffici. Rivedere quelle immagini senza provare un brivido sulla pelle è impossibile. l’11 settembre 2001 è e rimarrà per sempre “il giorno più lungo” che l’America abbia mai vissuto. Oggi la voglia di scrivere e ricordare quanto accaduto è veramente minima, ma non potevo esimermi dal condividere un breve ricordo di quel giorno. Nessuno dimenticherà mai quelle persone e l’orrore del fanatismo islamico.

 

Di Matteo Spaggiari

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