Salve signorina, favorisca la patente e la verginità. Si, non scherzo, in Francia potrebbero chiedervi anche la patente di verginità. Perché nel 2020 siamo ancora legati a dei principi bigotti legati al sesso. Abbiamo paura di mostrare liberamente il nostro lato più perverso e siamo legati a vecchi idiomi ormai ammuffiti. “Mia figlia non dovrà scopare fino al matrimonio”, oppure “Io voglio una donna che sia stata solo con me”, sono solo alcune delle frasi che rimbombano nelle strade francesi. Ovviamente, nessuno vi fermerà e vi chiederà la patente di verginità, ma non si può mai sapere. Come sempre, se si parla di donne il cervello umano subisce una rapifa e veloce mutazione, passando da liberista a medioevale.

No alla legge che vietai certificati di verginità, richiesta shock in Francia

“No alla legge che vieta i certificati di verginità”. Il sorprendente appello viene da un gruppo di ginecologi e medici francesi schierati contro la decisione del governo di approvare una legge per vietare questa pratica sessista, e umiliante, rendendo penalmente responsabili i dottori che si prestano a rilasciare i certificati. Secondo i firmatari del testo pubblicato su Libération la proposta dell’esecutivo, che fa parte del progetto più ampio contro il “separatismo” in particolare islamico, rischia di mettere in pericolo le ragazze che vivono in famiglie integraliste. Dovremmo imbavagliare l’intera popolazione perché non riusciamo ad aiutare le piccole ragazze ostaggio dei propri retaggi famigliari. E’ molto più semplice ignorare e rimanere dietro piuttosto che prendersi delle responsabilità.

I certificati di verginità vengono rilasciati dopo un controllo dell’integrità dell’imene e vengono di solito richiesti da giovani, o piuttosto da genitori e futuri mariti. I medici firmatari sottolineano che si tratta di un fenomeno minoritario. “Siamo decisamente contrari ai test di verginità” precisano. “È una pratica barbara, retrograda e totalmente sessista. In un mondo ideale, tali certificati dovrebbero naturalmente essere rifiutati”. Poi però aggiungono: “Ci capita di dover fornire questo certificato a una giovane donna per salvarle la vita, per proteggerla perché è indebolita, vulnerabile o minacciata”.

Perché i medici non si oppongono a questa legge?

Secondo i firmatari approvare un bando con reato penale significa abbandonare le ragazze a pratiche clandestine, o a viaggi all’estero per ottenere comunque gli attestati, mentre oggi la consultazione è l’occasione di aiutare le ragazze “a prendere coscienza e a liberarsi dal dominio maschile o familiare”. In questo caso sorge un grande paradosso etico e morale: lasciare la libertà di richiedere questo “test” oppure vietarlo?
Nel primo caso, si incorrerebbe in costrizioni da parte delle famiglie, nel secondo si rischierebbe di mettere in difficoltà la donna e di farle sostenere l’ennesimo peso sociale che noi uomini non riusciamo a sopportare. Secondo me, la risposta migliore sta nel mezzo: vietare questi barbari test ma dare la possibilità alle ragazze di richiederlo solo dopo un attenta indagine sulle motivazioni. In questo caso, si riuscirebbero a trovare anche dei casi di violenza domestica nascosti, contribuendo alla diminuzione di questo fenomeno.

L’idea che nella Francia del 2020 ci siano ancora donne e medici che si occupano certificati di verginità sembra incredibile. Ma la soluzione, dicono i medici promotori dell’appello al governo, non è una legge. “Significa attaccare gli effetti trascurando la causa che affonda le sue radici nell’ignoranza e nella paura. Solo l’educazione permetterà l’emancipazione di queste giovani donne”. Un appello alla cultura da parte di medici che non riescono a fare una proposta per superare un Medioevo clinico ha la stessa sincerità degli obbiettori di coscienza.

Quando dei poliziotti fermeranno una donna e le chiederanno: “Favorisca la verginità, ehm, la patente di verginità”, forse capiremo l’errore che stiamo compiendo.  Sempre a discapito delle donne.