Ricorderete tutti quando il sito INPS ha evidenziato gravi difficoltà mentre i cittadini si apprestavano ad accedervi per compilare la domanda riguardante il celebre Bonus. Bene, in quei momenti la privacy di alcuni è venuta meno, palesando una situazione non ottimale. Il sito non era sufficientemente predisposto all’emergenza e ha trovato molti spiazzati.

L’aumento della discordia

Fin qui la situazione pare tamponabile. Il tutto assume contorni differenti nel momento in cui è iniziata a circolare la notizia che il Direttore INPS, Pasquale Tridico, abbia ricevuto un aumento di stipendio. Inoltre, con effetto retroattivo. Una mossa che sarebbe stata messa in atto sotto la regia del Ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, e del Ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri. Grazie a un decreto interministeriale, avrebbero dato il via libera a questo scempio sociale. Si apprende direttamente da “La Repubblica” che lo stipendio di Tridico sarebbe stato addirittura più che raddoppiato, passando da 62mila a 150mila euro annui.

La bufera travolge Tridico, si dimetterà?

L’economista calabrese si ritrova ancora nel bel mezzo della bufera, dopo la cassa integrazione e il caso dei vari “furbetti” del Bonus. Notizia delle ultime ore riguarda anche l’assunzione di un portavoce, Daniela Bracco, che percepirà un’indennità di 80mila euro lordi. Perplessità emergono anche dalle parole di Luigi Di Maio e del Premier Conte, che hanno sempre difeso l’operato di Tridico e che questa volta si limitano a promettere di dare chiarimenti prossimamente; per il resto la maggioranza tace e l’opposizione si dimostra, in modo prevedibile, molto dura.

La conferma mette a rischio il governo?

La conferma della voce sullo stipendio sarebbe una doccia fredda per tutti i sostenitori del Direttore dell’INPS, che eventualmente sarà chiamato a rispondere approfonditamente, dopo la pronta smentita da parte sua e dell’Istituto a cui è a capo. Si dovranno attendere pertanto i prossimi sviluppi per comprendere in che modo si concluderà la vicenda, considerando anche che da ambedue le parti non sembra ci sia alcuna voglia di mollare la presa.

Di Matteo Spaggiari

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