In visita ufficiale in Italia, il segretario di Stato americano Mike Pompeo non sarà ricevuto da Papa Francesco ma dal cardinal Parolin. Pompeo ha attaccato il Vaticano per l’accordo con la Cina sulle nomine dei vescovi. La guerra degli Usa con il paese del Sol Levante è a tutto campo. Sanità, religione ed economia sono punti cardine di questa battaglia. “Trump non strumentalizzi il Papa per la sua campagna elettorale”, è stata la reazione di monsignor Gallagher.

I motivi della tensione

Al centro della tensione tra Stati Uniti e Vaticano c’è il rinnovo dell’accordo provvisorio con la Cina sulla nomina dei vescovi cattolici. E’ da settimane che Pompeo cerca di bloccare questo patto, prima con un articolo scritto di suo pugno su First Things, rivista cattolica, e poi con una serie di tweet (perché nel 2020 o scrivi su Twitter o consegni le memorie a Barbara D’Urso).

Vaticano, Cina e Usa: un threesome bellissimo

Ancor prima di mobilitarsi sui social, il Segretario di Stato aveva chiesto un incontro con il Papa a Roma. Richiesta declinata, perché il Pontefice “non incontra personalmente leader politici mentre sono in campagna elettorale”. Ed è questo quanto ribadito da Parolin durante un convegno sulla libertà religiosa organizzato dall’ambasciata Usa presso la Santa Sede. Dunque, dopo decenni, il Vaticano si smarca dalle campagne elettorali mondiali. Inoltre, per la prima volta la nazione del Cristianesimo è alleata con un paese “ateo” contro un paese che ama la guerra. Un’orgia bellissima.

Trump prova a reinventarsi Papa

Un convegno che è stato percepito come tentativo di interferenza nelle questioni del Vaticano. Tanto che monsignor Paul Gallagher, crede che l’amministrazione Trump stia strumentalizzando Bergoglio. “Questa è una delle ragioni per cui il Papa non incontrerà il Segretario Pompeo”. Insomma, Donald è spalle al muro, non riesce a fare il bullo come con la Clinton e cerca di sguazzare all’interno degli scandali altrui. Attenzione, la poltrona del tycoon traballa prepotentemente.

Alla Cina servirebbe il Codacons

“Giovanni Paolo II fece della Chiesa il baluardo della libertà religiosa”, ha affermato Pompeo durante il convegno. Intervenuto per primo, il ministro di Trump si è scagliato contro la Cina affermando che “da nessuna altra parte al mondo la libertà religiosa è in pericolo” come nella super potenza asiatica. Questa affermazione è divertente poiché il limite tra religione e fanatismo è abbastanza labile. Se in Cina il regime è sempre stato ateo, in altri paesi come l’Italia il paese dovrebbe essere laico. Però, il Codacons non lo sa e inizia a farsi paladino di una religiosità fanatica.

Di Matteo Spaggiari

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