Il “leader maximo” del M5S, Alessandro Di Battista, è tornato a tuonare e non ha risparmiato nessuno. Dibba ha nuovamente cercato lo strappo verso il suo partito, dando l’impressione che il momento del divorzio sia sempre più vicino. Nota di merito per Alessandro, andare da Formigli e non da “Barbarella nostra” è una presa di coscienza culturale di grande spessore (se lo avesse letto Pertini mi sarebbe arrivata una pipa in fronte). Dibba aveva invocato gli Stati Generali (comunemente chiamato Congresso) anche a costo di scontrarsi con Beppe Grillo. Ma quando si terranno? E con quali regole? Gli iscritti a Rousseau avranno ancora un ruolo centrale? Vedremo. Intanto, Di Battista non intende andare a giocare in difesa. Lui è un attaccante nato, come i veri leader politici.

Le critiche del resiliente Di Battista

 “Io penso che il M5s vada verso una direzione di indebolimento. Magari diventerà un partito come l’Udeur, buono più per la gestione di poltrone e di carriere. Non è quello per il quale io ho combattuto”. Questa è la delicatissima frecciata del Dibba verso il suo partito. Dato che è stato citato, e giusto appuntare anche la replica di Mastella. “A Di Battista mando un vaffa…”. Minchia, è tornato a parlare Mastella.

Il complotto, in pieno stile M5S, contro il leader maximo

“Ci sono persone, come Nicola Morra, che sono state sempre contrarie al capo politico. Altre persone spingono per la leadership collegiale perché c’è il pericolo che possa diventare io, questa è la verità”. Attenzione, ora parte il complottismo. Effettivamente, in caso di votazione su Rousseau, parrebbe scontata una vittoria del Dibba. Il vecchio zoccolo duro del Movimento lo vorrebbe capo politico poiché incarna perfettamente le vecchie idee (malsane) grilline. Diciamo che i pentastellati si accontentano del pensiero, non vogliono il regalo.

Meglio al 2% che col PD

A Di Battista non è mai andata giù l’alleanza con il Pd, nata dopo lo strappo di Matteo Salvini. “Io voglio bene al Movimento, credo nel progetto e credo che l’alleanza strutturale col Pd sia per noi la morte nera”. Diciamo che ad Alessandro il Partito Democratico provoca una sensazione simile a quella che proviamo quando muore un cane in un film. Però, dal punto di vista politico (e non propagandistico), la scelta grillina era l’unica percorribile per rimanere al governo. Inoltre, il M5S ha un numero di dissidenti tale da essere omologato come “partito di sinistra” ad honorem.

“Se oltretutto si sta andando verso una legge elettorale proporzionale, per quale motivo ogni giorno fare interviste su noi col Pd? Penso che così facendo si andrà verso un indebolimento del M5s. Lo dico senza polemica, io non è che devo per forza fare carriera politica (però, se si potesse, farei felice Francesca). Se mi interessasse la carriera politica mi allineerei ad un pensiero che mi sembra piuttosto maggioritario e dominante nel M5s. Sarebbe più facile, vivrei più sereno (attimi di renzismo)”. Alla domanda se farà campagna elettorale ai ballottaggi, Di Battista ha così risposto: “Che ci vada Di Maio (quel cogl… forse è meglio evitare) che si è speso per questa alleanza territoriale mi sembra sacrosanto”. Lo strappo è sempre più vicino e ci attendono mesi di indescrivibile trash politico.

Il piccolo Casaleggio sarà l’ago della bilancia

Tra i pentastellati le tensioni con Davide Casaleggio appaiono sempre più forti. Secondo una bozza fatta avere ai deputati, potrebbe cambiare lo statuto del M5S alla Camera e sparirebbe il riferimento a Rousseau (rendendo inutili tutti i round precedenti). “Il Gruppo individua come strumenti ufficiali per la divulgazione delle informazioni i canali del Movimento 5 Stelle e altri che riterrà di adottare con propria delibera assembleare con maggioranza assoluta. Altresì il gruppo potrà utilizzare gli stessi canali sopraindicati per la condivisione delle indicazioni politiche e i contributi partecipativi dei cittadini”. L’articolo 2 dello statuto oggi in vigore, invece, citava espressamente il sito ufficiale del Blog delle Stelle e la piattaforma Rousseau.

Questa modifica cancella il passato del Movimento. Tra future scissioni, sconfitta alle elezioni e leader senza carisma, il M5S e il PD non stanno facendo un’alleanza ma una fusione. Per intenderci, il primo che aveva capito questo disegno politico era stato il “GOAT delle metafore” Pierluigi Bersani. Questo significa che non era così difficile da prevedere.

In bocca al lupo a tutti gli amici grillini e preparate i pop corn, il meglio deve ancora venire.

Di Matteo Spaggiari

Sono un giornalista e blogger. Il mio impegno è quello di dare a tutti un informazione "fresca" e senza censure.