Lun. Mag 10th, 2021

Sono state ore intense quelle in cui Roberto Cingolani, neo ministro per la Transizione ecologica, ha esposto alle commissioni di Camera e Senato le linee guida del suo mandato. Da una parte è stato importante quanto detto in termini di snellimento degli iter burocratici lato rinnovabili, l’introduzione del concetto di debito ambientale, l’ammonimento a ridefinire le nostre scelte alimentari contro il sovraconsumo di carne e l’obiettivo di un abbattimento delle emissioni. Di contro la sua view è apparsa  troppo proiettata al futuro e ambigua, tanto da finire nel campo dell’utopia e rischiare di tramutarsi in un’enorme perdita di tempo.

Quale sarà l’energia del futuro?

L’energia del futuro? Le stelle”, ha sottolineato il ministro, rottamando di fatto a parte nel breve termine il tema delle rinnovabili elettriche, considerate semmai un traghettamento verso un futuro energetico ben più avveniristico. Cingolani nel suo discorso ha parlato fusione nucleare e sull’idrogeno verde: “L’universo funziona con la fusione nucleare. Quella è la rinnovabile delle rinnovabili non possiamo non considerare l’idrogeno verde come la soluzione regina. È sostanzialmente il vettore ideale. Fra dieci anni avremo l’idrogeno verde e le automobili che andranno a celle a combustibile. Le batterie le avremo superate”.

Potrebbe interessarti anche  ECCO IL BILANCIO DI SOSTENIBILITA'

Genio incompreso o visionario distaccato dalla realtà?

L’effetto sorpresa di un ministero che non è mai esistito fino a ora c’è stato. Di fusione nucleare e idrogeno verde raramente si è parlato in politica italiana e il nuovo gabinetto proiettato al futuro e alla transizione ha impresso da subito un’accelerata dialettica a una svolta energetica. Se le parole di Cingolani suonano come nuove non è solo per una sua visione particolarmente coraggiosa, ma anche per l’assenza di un’infrastruttura italiana e internazionale in cui inserire questa visione. Di fusione nucleare se ne parla tanto e da tanto tempo come effettiva sorgente di energia illimitata a inquinamento zero ma trattasi di qualcosa in fase completamente sperimentale, che forse vedremo concretizzarsi tra decenni.

Potrebbe interessarti anche  EARTH DAY 2022: RESTORE OUR EARTH

Discorso simile per l’idrogeno verde, tanto che lo stesso ministro ha finito per contraddirsi se da una parte ha sottolineato che è “la soluzione regina” con cui rottamare le attuali rinnovabili e dall’altra ha evidenziato che “al momento non abbiamo gli impianti, non sappiamo come stoccarlo e come utilizzarlo”. Gli sforzi dell’Unione Europea degli ultimi anni sono per puntare su questo tema nella sua variante green, ma la strada da fare è ancora molta. E lo stesso Cingolani ha detto che “è ovvio che l’idrogeno verde sia la fonte di energia decisamente preferibile, ma dobbiamo avere la capacità di pensare a un mix di vettori energetici, molto variabile nel corso degli anni”, lasciando apparentemente aperte le porte anche alle sue varianti meno sostenibili.

Potrebbe interessarti anche  FRIDAY FOR FUTURE TORNA IN PIAZZA

Ma nell’immediato futuro?

La realtà è che la fusione nucleare, semmai, è un investimento per un futuro lontano mentre l’idrogeno verde va a braccetto con le rinnovabili. È quello che hanno sottolineato associazioni ambientaliste come Legambiente e Greenpeace, bollando il Cingolani-pensiero come fuori dal tempo perché troppo sconnesso dalle tecnologie del presente nella sua idea di transizione e dagli sforzi istituzionali e aziendali che si stanno facendo al riguardo. La sensazione è stata quella di un’assenza di pragmatismo e di una view fondata perlopiù su ideali che impiegheranno molto tempo a concretizzarsi. Guardare al futuro lontano è importante per un ministero per la Transizione ecologica, ma questo va fatto mantenendo i piedi nel presente. Altrimenti si offrono ricette per cui mancano gli ingredienti, il che non farà altro che spianare la strada alla distruzione ecologica. 

Fonte: Wired.it