Mar. Mag 11th, 2021

La bozza del Piano nazionale di ripresa e resilienza accende la gara delle ipotesi più accreditate per la prossima riforma delle pensioni. Nella pagina del programma che oggi sarà esaminato, ma non votato dal consiglio dei ministri, infatti si legge che «in tema di pensioni, la fase transitoria di applicazione della cosiddetta Quota 100 terminerà a fine anno e sarà sostituita da misure mirate a categorie con mansioni logoranti».

Addio a Quota 100, torna la legge Fornero?

Quota 100 si esaurirà il 31 dicembre 2021. Al suo posto potrebbero arrivare però buone notizie per chi agogna l’uscita dal lavoro. La situazione è cambiata e la nuova edizione della riforma pensionistica potrebbe essere ancora meno restrittiva di Quota 100 in barba al rigore e all’austerità della legge Fornero. Durigon ha già indicato la strada: «Occorre andare oltre e puntare a quota 41 anni di contribuzione. La pandemia ha cambiato tutti i parametri ed è ora di fornire alle aziende uno strumento valido per salvaguardare il mercato del lavoro, sia in entrata che in uscita. Se non vogliamo che i dati sui disoccupati, già molto preoccupanti, diventino drammatici con lo sblocco dei licenziamenti, è necessario intervenire con una maggiore flessibilità in uscita, specialmente nel privato. Più spazio ai giovani e più strumenti alle aziende per rimodulare i propri organici in modo equo».

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Perché è stata presa questa decisione?

Il ragionamento è semplice. Se parte la mobilità nelle aziende a uscire per primi secondo le leggi attuali sono i giovani. A quel punto le imprese sono costrette a tenere i lavoratori anziani, magari più stanchi e demotivati, e a perdere quelli più in forza. «La logica va ribaltata invece di spendere per i sostegni e la cassa integrazione ai giovani sarebbe meglio far uscire volontariamente qualche anno prima, rispetto ai 67 anni attuali, i più vecchi. Sarebbe possibile solo nel privato però, non nel pubblico, dove oggi ci sono già sistemi come nel settore del credito, per finanziare le uscite anticipate degli esuberi fino a sei anni prima del tempo stabilito». A tutto questo si aggiunge la proposta della legge già depositata sempre da Durigon per accorciare il numero di anni di contributi necessari per la rendita pensionistica dagli attuali 42 e 10 mesi a 41. Ipotesi alla quale si affianca quella circolata per il passaggio da Quota 100 a 102 per la somma di contributi ed età anagrafica. La partita resta aperta e troverà il punto di caduta probabilmente nella prossima legge di Bilancio.

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