Mer. Set 22nd, 2021

Stefano Pioli, tecnico rossonero, ha rilasciato un’intervista in esclusiva ai microfoni di Repubblica oggi in edicola. Queste le sue dichiarazioni integrali.

Sul suo rinnovo di contratto: «Non è la priorità. Con Paolo Maldini e Frederic Massara si parlerà soprattutto di come migliorare la squadra».

Sul ritorno del Milan in Champions League: «La bella addormentata si risveglierà nella sua casa. In mezzo ai più grandi club. Prima dell’Atalanta ho chiesto ai ragazzi: volete ancora giocare col Rio Ave o è ora di Manchester City, PSG, Bayern?».

 Milan che sarà inserito in quarta fascia: «Un po’ strano che i vicecampioni d’Italia siano messi in quarta fascia. Ma vogliamo crescere. Affrontare le più forti aiuta, dovrà essere l’anno della nostra conferma».

Il finale di stagione che ha visto il Milan arrivare secondo: «Fortunato a lavorare in questo club e con questo gruppo. Mi sarebbe piaciuto ripercorrere il Giro del mio idolo Gianni Bugno, in rosa dalla prima all’ultima tappa. Ma il calo era normale. Non abbiamo mai avuto dubbi sui principi di gioco, lavorando sui particolari».

Un Milan che sembrava sbilanciato: «Il sistema è molto più fluido di quanto dicano le formule. Cambiamo spesso nella costruzione per ottenere la superiorità numerica. Preparare la partita, coi giocatori sempre partecipi, è la cosa più bella per me. Gli accorgimenti sono studiati».

Pioli su Atalanta-Milan: «Quando andavamo a mille, potevamo aggredire gli avversari fino alla loro area. Con l’Atalanta abbiamo evitato di difenderci in parità numerica, con umiltà».

Sull’addio di Gianluigi ‘Gigio’ Donnarumma: «Professionista esemplare, concentrato sul campo. Poi una trattativa può funzionare oppure no. Ci siamo sentiti e ringraziati a vicenda, è un rapporto sincero. Gli ho fatto gli auguri per l’Europeo».

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Il calciomercato che attenderà il Milan: «La creatività i miei dirigenti l’hanno già dimostrata. A parte Zlatan Ibrahimovic, sul quale avevo ovviamente espresso parere positivo, penso a Simon Kjaer e Alexis Saelemaekers, a Fikayo Tomori che non conoscevo, se non per uno spezzone. Qualunque sarà il budget, il nome Milan continua a essere un richiamo. L’importante è avere costruito una base di 10-12 giocatori da squadra di vertice, come Theo Hernández, Tomori, Kjaer, Franck Kessié, Davide Calabria, Hakan Çalhanoglu, Ibra. Ora dobbiamo migliorare il gruppo: la conferma è la cosa più difficile».

Le analogie con il suo secondo anno alla Lazio: «Qui il secondo l’ho già scavallato, allora non affrontai di petto alcune dinamiche di gruppo. Da lì ho smesso di mediare, a costo di decisioni impopolari».

Pioli su Atalanta-Milan 0-2 che ha chiuso il cerchio dopo Atalanta-Milan 5-0 del 2019: «Le grandi delusioni ti aiutano a crescere. Quel Natale difficile ci ha dato lo spunto per cambiare sistema di gioco, prendere Ibra, fare un mercato in uscita mirato».

Ibrahimovic spesso infortunato: «Mi dispiace per gli infortuni di Mario Mandzukic, scelto per alternarsi con lui senza che calasse il livello. Zlatan non potrà giocarle tutte. Sa quando forzare: il rapporto è sincero. La Champions è meno pesante dell’Europa League il giovedì. Ma ci vuole il quarto attaccante».

L’identikit del prossimo vice Ibra: «Se nei 5 campionati principali siamo la squadra più giovane tra le prime, è perché abbiamo dimostrato maturità. Che non è questione di età, ma di atteggiamento. Nel calcio moderno servono giocatori con due doti: intelligenza e capacità di accelerare. Prima il Milan era monopasso, oggi bisogna reggere l’uno contro uno a campo aperto».

Pioli sull’atteggiamento che dovrà avere il suo Milan: «È finito il “meglio non prenderle”. All’estero si prepara la partita per esaltare le proprie qualità».

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La leadership di Kessié: «Abbiamo più di un leader, lo è anche Kjaer. Franck nelle difficoltà è il riferimento dei compagni. Fino a un minuto prima dell’allenamento è lì che balla e sembra che non gli interessi, poi è un esempio per tutti».

Il tempo che ci metterà il Milan per tornare sul tetto d’Europa: «Il Milan deve tornarci. L’unico rimpianto è l’eliminazione contro il Manchester United. Il gol annullato a Kessié a Manchester e il ritorno senza Ibra, Ante Rebic e Rafael Leao. Si dice che le italiane non abbiano ritmo e intensità, ma noi in Europa non siamo mai andati in difficoltà. Però da qui a pensare di potersela giocare con Chelsea, Bayern, Manchester City, c’è un percorso di crescita, fatto di anni in Champions».

Il tempo che ci metterà il Milan per tornare a vincere in Italia: «Un passo per volta. L’Inter ci ha messo anni e investimenti, la Juventus sarà di nuovo tra le favorite. Noi non dobbiamo perdere determinazione ed entusiasmo».

Pioli sul podio di Serie A tutto lombardo: «Milano è al centro di tutto, traina l’economia. È giusto che sia tornata in cima. La nostra proprietà ci sostiene e ci tutela. L’Atalanta è una società fortissima e asseconda Gian Piero Gasperini, grandissimo allenatore».

La SuperLega: «La meritocrazia è alla base dello sport, però UEFA e FIFA devono chiedersi perché club così importanti hanno pensato alla scissione. Significa che il sistema ha fallito».

Pioli su Barcellona, Real Madrid e Juventus che rischiano l’esclusione dalla Champions League: «A me sembra inevitabile un tavolo tra le componenti del calcio europeo, per sviluppare il prodotto: servono confronti e cambiamenti».

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Il pubblico che sta tornando allo stadio: «Fine di un incubo. Penso a cosa ci siamo persi negli stadi di Celtic, Stella Rossa e United vuoti, e al calore dei tifosi a Milanello, prima di Bergamo. Con loro a ‘San Siro‘, non avremmo dovuto aspettare l’ultima giornata per qualificarci».

La differenza di rendimento del Milan tra casa e trasferta: «Non siamo mai mancati nel controllo del gioco, ma in casa abbiamo dati molto negativi nell’uno contro uno offensivo: non abbiamo tanti giocatori che saltano l’avversario».

Pioli sull’opportunità di mantenere le cinque sostituzioni durante un match: «Sì, con 23 giocatori in lista non è positivo che 8-9 si sentano estranei alla partita».

Il tecnico sulla proposta di Andriy Shevchenko di valutare per il fuorigioco solo petto e ginocchia: «In effetti il fuorigioco millimetrico mi mette in difficoltà, fatico anche col replay».

Pioli sulle accuse al Milan per i 20 rigori a favore nell’ultima stagione: «Non mi toccano: ne avremmo meritati di più. Il V.A.R. torni alle origini: intervento in caso di errore evidente dell’arbitro. E poi basta fidarsi del fermo immagine. Sullo slancio, un contatto in foto lo vedi sempre, ma il calcio non è mica statico. Mi permetto anche un consiglio al designatore Nicola Rizzoli, che stimo: coppie fisse arbitro-V.A.R., che si alternino nei due ruoli per affinare uno stesso modo di arbitrare. Oggi cambiano di continuo: spesso si nota scarsa simbiosi».

La Champions conquistata con il Milan: «Sarà la mia prima Champions. È una crescita continua. La passione mi permette di essere curioso, voglioso di migliorare. Mi sento completo. Ma ho voglia di cimentarmi contro i più grandi allenatori».

Fonte: pianetamilan.it